La coppia progenitrice della mitica stirpe dei Jangì si incontrò per la prima volta in un luogo e in un tempo dello spazio interstellare che ormai si perdono nella memoria dei tempi. Fu un evento straordinario e prodigioso che cambiò per sempre le sorti dell’intero Universo. L’incrocio di sguardi innescò una reazione cosmica senza precedenti: lo starnuto interplenatario simultaneo dei due Jangì. L’impatto dello starnuto fu così straordinariamente potente da ridurre in polvere le stelle circostanti per diversi anni luce e aprire un vortice spazio-temporale nel nulla cosmico. Attraverso il vortice la polvere di stelle venne dispersa nell’universo, una parte infinitesimale arrivò fin sul pianeta Terra. Solo pochi eletti vennero avvolti dal soffio celeste e da questi primi discendenti nacque la stirpe dei 50 Jangì: esseri speciali, metà uomini e metà creature dell’Universo che da secoli guidano e ispirano l’intera umanità. 

Il soffio celeste scaturito dallo starnuto interplanetario raggiunse la via lattea e, schivando il mare di stelle della galassia, arrivò ad impattarsi sull’atmosfera terrestre. A contatto con l’atmosfera il soffio celeste si tramutò in un’incredibile perturbazione metereologica, concentrando tutto il suo potere celeste in una singola goccia d’acqua.                         Sono state quindi le condizioni metereologiche a decidere chi fu il primo eletto della stirpe dei Jangì. Fu infatti proprio la sua nascita ad essere ricordata da tutto il villaggio per l’incedibile diluvio che si scatenava dietro le urla e i vagiti del parto. Proprio nell’istante del suo primo respiro l’eletto fu toccato dalla goccia celeste. Il piccolo Jangì nasceva nel 1162 d.C. in uno sperduto villaggio della Mongolia e di lì a pochi anni divenne il più grande condottiero di tutti i tempi: Jangì Khan, inconsapevole di essere il capostipite della dinastia, diede vita al più vasto impero mai visto sul pianeta. Durante una delle battaglie più dure della sua carriera l’eletto sferrò un colpo di spada supersonico per liberarsi da un accerchiamento di nemici. Riuscì con un sol colpo a spezzare il cerchio che lo circondava. La spada d’altra parte, sferrata con cotanta forza, venne catapultata nel cielo e non si ritrovo mai più.

 

La spada era volata via per diverso tempo, sette decenni per la precisione, fino ad andare ad infilzarsi a Firenze presso la dimora Alighieri. L’impatto provocò un boato pazzesco e tutta la famiglia corse immediatamente a vedere cosa avesse provocato quella specie di terremoto. Anche il piccolo Jangì Alighieri che era già piuttosto sensibile a tutti i segnali ultraterreni, corse fuori alla ricerca di risposte. Fu così che il piccolo Alighieri venne letteralmente folgorato alla sola vista della spada arrivata dal cielo e caduta proprio lì, davanti a lui: fu come una visione e da allora non fu più lo stesso. Decise che prima o poi avrebbe raccontato a tutti questa strana avventura, cosa che effetivamente fece. Il resto della storia di Jangì Alighieri è nota a tutti: raccontò quello che aveva visto nel suo viaggio e sfornò un best seller pazzesco. Il successo del best seller fu enorme e ispirò molti uomini e donne spirituali per i secoli a venire.

 

 

 

 

Fu così che il soffio arrivò con la brezza tra le dolci chiome di una giovane pulzella d’Orléans, dedita alla cura degli altri, poveri e sofferenti. Il soffio celeste dello starnuto interplanetario ispirò la giovane che diventò paladina dei francesi e guidò vittoriosamente le loro truppe contro gli inglesi. SI immolò per il suo popolo e la poverina venne condannata al rogo. Non sapevano però gli inlgesi che Jangì d’Arco era un’eletta della stirpe e che il suo spirito celeste non sarebbe mai morto. Infatti subito dopo il rogo arrivò un forte vento che alzò le ceneri verso il cielo e le trasportò nell’etere. Passarono molti anni durante i quali le ceneri dell’eroina Jangì vagarono nell’atmosfera

 

 

 

Il potere del soffio celeste tornò dopo 200 anni in parte agli inglesi che l’avevano sprigionato e in parte ai francesi che l’avevano alimentato col fervore patriottico. Una parte delle ceneri di Jangì d’Arco tornò invece ai francesi posandosi sulla fronte di un piccolo bambino che diventò uno dei più importanti filosofi. Jangì Voltaire afffinò e promosse i principi del Janginismo che da quel momento in poi si diffusero rapidamente: ragione, giustizia e libertà divennero i capisaldi del mondo moderno.

Il successo della Jangitudine Universale fu clamoroso e ispirò le menti di molti. Ma solo un nuovo eletto fu toccato direttamente dalla saggezza della stirpe eletta. Si tratta di Jangì Hume che volle dare un tocco personale alla filosofia Jangina/Jangiana. Egli sviluppò i principi filsofici integrandoli con il concetto di scetticismo Jangino, un particolare procedimento logico che scopre e decostruisce qualsiasi falsa illusione.

to be continued…